Pubblicato 8/10/2018 12,14

LA STAMPA

 

Comminata una pena di un anno emezzo di reslucione per diffamazione a mezzo Facebook, maltrattamenti e lesioni.

Aveva comperato lo spazio su un giornale locale del Torinese per chiedere alla fidanzata di sposarlo, ma la gelosia ossessiva l'ha portato a pubblicare sui social alcune foto osè della donna sotto una scritta in cui la presentava come escort. Per quasto un imprenditore di 39 anni è stato condannato, oggi in Tribunale, a un anno e mezzo di reclusione per diffamazione a mezzo Facebook, maltrattamenti e lesioni e al pagamento di 20 mila euro di provvisionale. Durante la relazione, iniziata nel 2015 e durata una decina di mesi, l’uomo alternava momenti di affetto - in cui organizzava viaggi e la ricopriva di attenzioni - a momenti di violenza. Bastava una telefonata a un’amica o uno sguardo a un cameriere per scatenare la gelosia dell’imprenditore che, in alcune occasioni, l’ha anche percossa sputandole in faccia e tirandole i capelli. La donna, finita due volte in ospedale, l’ha denunciato. L’avvocato di parte civile, Michele Polleri, parla di una sentenza giusta. «Spero possa essere d’esempio per chi, per paura o per vergogna, vive certe situazioni in silenzio». Il legale dell’imputato, l’avvocato Gianluigi Marino, annuncia ricorso. «Il mio cliente è stato condannato anche per il reato di maltrattamenti in famiglia - ribatte - Peccato che la famiglia non esistesse».  

Rupert Stadler, amministratore delegato del marchio Audi, è stato arrestato in relazione allo scandalo dieselgate. Lo comunica il gruppo Volkswagen. La notizia arriva una settimana dopo che la residenza privata di Stadler era stata perquisita alla ricerca di prove a sostegno di un'indagine. "L'imputato è apparso davanti al giudice istruttore, che gli ha ordinato la custodia cautelare", ha sottolineato in una nota l'ufficio del procuratore di Monaco. Il procuratore sostiene che Audi avrebbe venduto negli Stati Uniti e in Europa a partire dal 2009 almeno 210 mila automobili con motori diesel dotati di software in grado di alterare emissioni. Si sta indagando sulle accuse di frode e promozione dei prodotti illegali.

All'inizio di febbraio i pubblici ministeri hanno perquisito la sede centrale di Audi a Ingolstadt e gli uffici nello stabilimento di Neckarsulm, nel sud della Germania. Fino ad oggi, l'unica persona formalmente indagata era l'ex capo dello sviluppo del motore Audi e membro dell'esecutivo Porsche. L'uomo, di cui secondo la legge tedesca non è stato rivelato il nome, è stato tenuto in custodia dal suo arresto a settembre.

 

Lo scandalo della manipolazione delle emissioni è emerso per la prima volta a carico di Volkswagen nel settembre 2015, quando il gruppo ha ammesso di aver violato gli standard di inquinamento in oltre 11 milioni di veicoli diesel venduti in tutto il mondo. Tuttavia, il 15 marzo dello scorso anno l'attenzione dello scandalo sulle emissioni di gasolio si è spostata su Audi, quando i pubblici ministeri di Monaco hanno perquisito la sede centrale di Ingolstadt proprio mentre Stadler teneva la conferenza stampa annuale dell'azienda.

Una via gratuita ed efficace per difenfersi dalla frode Volkswagen    

Come già accaduto in Francia nei giorni scorsi, anche in Italia sono state presentate le prime querele contro il Presidente del Gruppo Volkswagen di Wolfsburg per il delitto di truffa ai danni degli acquirenti di vetture delle Case coinvolte nello scandalo (VOLKSWAGEN Golf, Polo, Jetta, Passat, Evo, Maggiolino, Sharan, Tiguan, TT - AUDI A1, A3, A4, A5, A6, Q3, Q5 - SEAT Ibiza, Leon, Altea, Toledo, Nuova Toledo, Exeo, Alhambra - SKODA Octavia, Superb, Yeti - VOLKSWAGEN Veicoli Commerciali).

Lo Studio Faccio - Polleri, sollecitato da alcuni clienti, ha già investito del problema le Procure della Repubblica di Torino e Lamezia Terme mentre sono in corso di trasmissione altre querele avanti diversi altri Uffici Giudiziari fra cui quelli di Cuneo, Milano, Roma e Napoli.

La gestione a livello nazionale dell'iniziatva è resa possibile dalla partecipazione del network internazionale di Avvocati Eurojuris che, oltre a dare un supporto logistico su tutto il territorio nazionale, consente di immaginare che presto possano essere seguiti anche cittadini di altri Paesi e che l'azione possa così assumere un carattere di internazionalità.

Eurojuris, va detto, ha sposato l'iniziativa degli avvocati torinesi Faccio, Polleri e Bertolone con l'intento di porsi al fianco non solo del consumatore, sempre meritevole di attenzione e tutela, ma anche e soprattutto delle aziende che, tenendo una condotta eticamente corretta, hanno subìto un danno considerevole dal modo di agire del gruppo Volkswagen. Il posizionamento a tutela del mercato è infatti uno dei principi ispiratori di Eurojuris ed è allo studio l'azione più adeguata alla sua tutela.

Scandalo dieselgate

Le denunce contro Volkswagen per il «dieselgate» hanno raggiunto quota 300. In tutt’Italia. La metà, soltanto in Veneto e Friuli. Quasi tutte promosse dagli avvocati Giorgio Faccio e Giulia Bertolone, che qualche giorno fa sono andati anche a Verona, dove il procuratore di Torino, Armando Spataro, ha deciso di trasferire per competenza le inchieste avviate nel capoluogo piemontese per truffa e frode in commercio. 

Il quadro  

La prima indagine è stata aperta a Torino dal pm Raffaele Guariniello, pochi mesi prima di andare in pensione. Il reato ipotizzato era di frode in commercio. Contro ignoti. Poco tempo dopo, ha preso una decisione analoga anche Marco Zenatelli, pm a Verona, città dove hanno sede gli uffici di Volkswagen Italia. A differenza di quanto fatto a Torino, il magistrato veneto ha individuato anche i possibili responsabili della frode: il presidente del consiglio d’amministrazione Luca De Meo; l’amministratore delegato e direttore generale Massimo Nordio; il consigliere delegato dal 31 agosto 2015, Paolo Toba; il procuratore dal settembre 2006 e rappresentante del gruppo, Annamaria Borrega; il presidente del Cda di Volkswagen Italia dall’aprile 2013 al giugno 2015, Rupert Johann Stadler; il consigliere delegato dall’aprile 2013 all’agosto scorso, Michael Alexander Obrowski. 

Da qualche giorno, il pm Zenatelli sa dell’arrivo a Verona delle due inchieste avviate a Torino. La scelta del procuratore Spataro è legata alla competenza territoriale: i reati sarebbero legati al momento dell’importazione in Italia delle auto. 

Le denunce  

Gli avvocati dello studio Faccio-Polleri hanno lavorato in stretta collaborazione con l’associazione di colleghi Eurojuris, che poteva garantire una rete di contatti a livella nazionale e internazionale. Tanto che hanno incominciato a valutare pure due cause da avviare in Francia, dove altrettanti clienti Volkswagen di Parigi avevano deciso di chiedere un risarcimento per il danno subìto dal «dieselgate». Fronte abbandonato per questione di legislazione: le ipotesi di truffa sono configurate in modo diverso dai codici penali italiano e francese. 

Rimangono le denunce fatte in Italia. Oltre alla procura di Verona, hanno avviato le indagini anche quelle di Gorizia, Udine, Trieste e Pordenone. Ma le segnalazioni degli avvocati Faccio e Bertolone (passate attraverso Eurojuris) hanno raggiunto l’intero Paese, da Ivrea a Palermo, passando da Cuneo, Lucca, Salerno, Napoli, Palmi e una decina di altre città. Il nodo della questione è proprio questo: è possibile che un’indagine di questa complessità possa essere gestita da tante procure? C’è il rischio di moltiplicare gli accertamenti, le spese. Per non parlare dell’esito: indagini diverse, elementi diversi, eventuali processi con decisioni diverse. Nonostante i fatti siano gli stessi. 

 

Soltanto la procura di Verona ha sequestrato un Tir di documenti negli uffici di Volkswagen Italia. Analizzare tutto quel materiale è al limite dell’impossibile. E pure un esame dei documenti «a campione» potrebbe essere poco utile. L’indagine si prospetta complicata.  


Recentemente sono state introdotte, con due distinti interventi normativi, importanti modifiche al decreto legislativo 231/01 in particolare integrando l’elenco dei cosiddetti “reati- presupposto”, cioè quei reati cui consegue la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. 

Le due leggi cui ci si riferisce, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale rispettivamente del 28 e del 30 maggio, sono:

1) La Legge 22 maggio 2015 n.68  recante Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente (G.U. Serie Generale n.122 del 28-5-2015), la quale, oltre ad aver modificato in maniera significativa il D.Lgs.152/2006 (ad esempio integrandovi un’intera sezione dedicata alla Disciplina sanzionatoria), ha introdotto all’interno del codice penale un lungo elenco di reati ambientali (collocati nel nuovo Titolo VI-bis intitolato “Dei delitti contro l'ambiente”), una buona parte dei quali è configurato dalla Legge stessa come reato-presupposto atto a far scattare la responsabilità amministrativa dell’impresa, con  conseguente modificazione e integrazione dell'articolo 25-undecies del decreto legislativo 8 giugno 2001 n.231.

N.B. E’ da notarsi che questa legge è già entrata in vigore (in data 29 maggio 2015) e che non prevede un regime transitorio; dunque la commissione dei reati contemplati all’interno di tale provvedimento è già possibile ed è già tale da far scattare - nel caso dei reati-presupposto del 231 - un giudizio per la responsabilità amministrativa dell’impresa.

2) La legge 27 maggio 2015 n. 69 (G.U. n.124 del 30-5-2015) che - all’articolo 12 - ha introdotto “modifiche alle disposizioni sulla responsabilità amministrativa degli enti in relazione ai reati societari” e che, a differenza della legge sui reati ambientali che è già efficace, entrerà in vigore il 14 giugno 2015. E’ consigliabile dunque che le aziende che hanno implementato il sistema 231, adottando e attuando il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto da tale decreto, nominando l’Organismo di Vigilanza e attuando tutti gli adempimenti che tale regime normativo prevede, valutino attentamente l’opportunità di aggiornare tempestivamente e adeguatamente i propri modelli organizzativi alla luce dei nuovi reati-presupposto introdotti nel 231, che di seguito verranno schematicamente illustrati e che, si ribadisce, quantomeno per la parte ambientale sono già in vigore.


Equitalia

può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale?

Cassazione civile , sez. VI-T, ordinanza 24.02.2015 n° 3738

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Elezione nuovo consiglio direttivo Eurojuris

Sabato 21 marzo 2015, a Milano, si è tenuta l’Assemblea generale di Eurojuris Italia (www.eurojuris.it) chiamata anche al rinnovo delle cariche per il prossimo biennio. L’Assemblea, con la totalità dei voti, ha confermato quale Presidente 2015 – 2017 l’Avvocato Fabrizio Lazzaro di L’Aquila che sarà coadiuvato dai Consiglieri Avvocati Pietro Bembo di Milano, Renato Sivio di Napoli, Giovanni Nicosia di Catania, Giorgio Faccio di Torino e Filippo De Magistris di Roma.

Durante i lavori assembleari si è discusso del futuro dell'avvocatra e di come un network esteso in Europa come Eurojuris possa rendersi utile per la crescita professionale e per il proficuo scambio di esprienze lavorative fra gli studi che ne fanno parte. L'orizzonte al quale riferirsi è certamente quello Europeo: in questa ottica l'Italia sarà  rappresentata dal Presidente Avv. Fabrizio  Lazzaro a fine maggio ad Helsinki ed a fine ottobre a Monaco in concomitanza con le due assemblee (di bilancio e generale) del Gruppo. Al termine dell'assemblea si è svolta la cena di gala alla quale hanno preso parte gli Avvocati, i loro famigliari ed anche ospiti esterni quali Studi interessati a conoscere il network e clienti interessati a collaborare su scala internazionale.

A gennaio 2016 Eurojuris Italia compirà   25 anni di vita e successi: auguri di buon lavoro al Presideente ed ai Consiglieri che affrontano l'arduo compito di assicurare agli associati sempre maggiori soddisfazioni.